Primi punti consensuali della Comune (Settembre 1993)

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Dove
Considerati i rapporti affettivi, politici, sociali ed economici che tutte le persone che aderiscono al progetto mantengono con il territorio della penisola salentina, è decisione unanime che la Comune sorga in questa zona, e che le ricerche del luogo sul quale essa sarà fondata non si spingano più a nord del confine naturale della fascia meridionale della Murgia.

Comunardi e Comunarde
Lo status e le libertà delle comunarde sono automaticamente attribuite a tutte le persone che partecipano alla fondazione della Comune. Dopo la fondazione della Comune, chiunque vorrà farne parte, dovrà avanzare richiesta in tal senso all’assemblea comunale. Se quest’ultima sarà daccordo, la futura comunarda dovrà trascorrere un periodo di almeno 6 mesi all’interno della Comune, allo scadere del quale l’assemblea comunale deciderà di accettare o meno la sua richiesta. È prevista la possibilità di prorogare questo periodo di ‘prova’, nel caso in cui non si raggiunga in prima assemblea una decisione unanime circa la nuova ammissione. Durante questo periodo, le aspiranti comunarde parteciperanno all’economia collettiva della Comune, ma non prenderanno parte ai momenti decisionali dell’assemblea. Una volta accettate, le nuove comunarde partecipano alle decisioni assembleari e possono socializzare le proprie risorse e i propri beni. Tuttavia, è prevista per loro anche la possibilità di non collettivizzare immediatamente tutte le proprietà personali, ma di trasferirne l’uso (e non la proprietà) nelle mani dell’intera Comune, di cui ormai fanno parte. Questo ulteriore periodo di riflessione è concesso alla nuova comunarda perché possa, attraverso la vita in Comune, risolvere ogni eventuale dubbio o incertezza. Allo scadere di questo periodo, che non potrà durare più di 2 anni dall’inizio del periodo di ‘prova’, chiunque si sia avvalsa di questa possibilità, dovrà decidere se restare nella Comune –e quindi collettivizzare tutte le sue proprietà– o se abbandonare definitivamente il progetto. La collettivizzazione di queste proprietà non implica necessariamente la vendita delle stesse a terzi, ma solo la loro proprietà collettiva e la loro gestione assembleare.
Questo regolamento vale naturalmente solo per coloro che desiderano far parte della Comune a tutti gli effetti. Accordi differenti regoleranno la posizione all’interno della Comune di “ospiti” individuali e collettivi, o di persone presenti ad altro titolo; ciò soprattutto al fine di permettere anche a queste figure di partecipare, in maniera limitata ma precisamente definita, ad alcuni momenti decisionali che le riguardano direttamente.

Periodo di transizione
Data la difficoltà di istituire fin da subito rapporti comunitari continuativi tra le componenti del gruppo e la conseguente impossibilità di realizzare pienamente, in questa fase, i princìpi dell’economia collettiva, nel periodo che precede la fondazione effettiva della Comune, l’ammissione di nuove Comunarde è regolata da accordi specifici.
La partecipazione ai momenti comunitari del gruppo –sia delle aspiranti comunarde che di altre persone in qualsiasi modo interessate al progetto– è comunque regolata da accordi particolari assunti allo scopo di permettere un allargamento del gruppo fondatore senza che ciò ostacoli le dinamiche di realizzazione del progetto.
Nuove adesioni al progetto, nel suddetto periodo di transizione, sono comunque condizionate dalla piena accettazione dei punti consensuali qui espressi e dalla disponibilità delle aspiranti comunarde ad assumersi, comunque, fin da ora, ogni responsabilità economica relativa al progetto. Esse dovranno inoltre rendere noti i tempi e le modalità della loro effettiva partecipazione alla vita della Comune. L’accettazione dei nuovi membri è in ogni caso decisa all’unanimità dal gruppo fondatore.

Autogestione e proprietà collettiva
Non esiste, all’interno della Comune, proprietà privata di case, terreni, denaro o mezzi di produzione ed è abolita ogni forma di lavoro salariato o sottoposto.
Ogni componente sceglie il proprio lavoro e partecipa con esso (indipendetemente dalle sue capacità personali, o dalla qualità e redditività della sua professione o del suo mestiere) alla vita economica collettiva, godendo tutte le garanzie e i vantaggi che da essa derivano.
Siamo consapevoli, tuttavia, che, soprattutto nella fase iniziale del progetto, sarà necessario trovare un equilibrio tra le aspirazioni personali di ogni comunarda e le esigenze della sopravvivenza.
È nostro obiettivo, inoltre, valorizzare concretamente, nel nostro progetto, una nozione di ‘lavoro integrale’ che non tenga esclusivamente conto del ‘contributo economico’ delle attività delle singole, ma che consideri il loro lavoro alla luce dell’arricchimento più generale di sé stessi e della comunità, sotto ogni punto di vista.
Obettivo della Comune è anche di realizzare, grazie all’attività delle sue componenti, il massimo possibile di autosufficienza economica, riducendo i rapporti con l’esterno mediati dal denaro e privilegiando lo scambio tra beni (baratto).
Ogni operazione economica di interesse collettivo è decisa dall’assemblea comunale. Particolari bisogni di carattere individuale sono soddisfatti attraverso l’utilizzo personale di quantità limitate e definite di denaro proveniente dalla cassa comune. Le modalità di prelievo o della distribuzione di queste somme e la loro entità sono decise dall’assemblea comunale.

Contratti di uscita
Per consentire, a chi dovesse abbandonare la Comune, in una certa fase della sua esistenza, di godere comunque di un relativo grado di sicurezza e di serenità economica e di poter soddisfare le sue esigenze future, è stabilito che ogni comunarda decida da sé –attraverso l’elaborazione soggettiva di un ‘contratto di uscita’, rinnovabile periodicamente– quali cose o quantità di denaro (o altre forme di tutela economica) le saranno dovute nel caso in cui abbandoni il progetto.
Chiunque, tra le componenti della Comune, può contestare il contratto di uscita di un’altra comunarda, tanto nel caso in cui ritenga esagerate le richieste avanzate da quest’ultima, quanto nel caso in cui le garanzie richieste dalla stessa le sembrino inadeguate o insufficienti.
I contratti di uscita personali si intendono tacitamente accettati se, una volta presentati all’assemblea, non siano stati oggetto di alcuna contestazione.
Nella formulazione dei propri contratti di uscita, le comunarde sono invitate a tenere conto anche dei diversi momenti nella vita della Comune, e a considerare le difficoltà che la Comune potrebbe incontrare (soprattutto nella sua fase costitutiva iniziale) nel soddisfare interamente richieste troppo eccessive di carattere economico.
Ad ogni modo, nel caso di conflitti irrisolvibili (in seguito alla decisione di una comunarda di abbandonare il progetto), è stabilito che la controversia sia risolta da una o al massimo due arbitre, scelta (o scelte) di comune accordo dalle controparti tra persone –anche esterne alla Comune– conosciute per la loro personale saggezza e obiettività. A queste arbitre spetterà la decisione finale, alla quale è stabilito che le controparti si atterranno senza ulteriori contestazioni.
È decisione unanime, inoltre, che, tanto nell’elaborazione quanto nella discussione dei contratti di uscita, si debbano valorizzare al massimo i desideri e le aspirazioni di ogni comunarda, tenendo conto delle diverse difficoltà di inserimento sociale che ciascuna può incontrare una volta fuori dalla Comune, sotto ogni punto di vista (economico, psicologico, relazionale, professionale, etc…).

Fallimento del progetto – Scioglimento della Comune
Nel caso di scioglimento della Comune, una parte delle risorse sarà divisa tra le sue componenti, sulla base delle esigenze e delle necessità individuali espresse nei relativi contratti di uscita.
La parte restante sarà destinata al finanziamento di progetti simili al nostro, secondo tempi e modalità decisi dall’assemblea comunale. La decisione sulla destinazione di questa parte dei fondi comuni sarà comunque assunta preventivamente, prima dell’intervento di un’eventuale crisi, in tempi di sicurezza economica e di serenità emotiva, al fine di evitare il verificarsi di conflitti su tale argomento, laddove si dovesse giungere effettivamente ad un fallimento del progetto.
È orientamento delle comunarde di discutere, decidere o modificare la destinazione di questi fondi nei giorni in cui ricorre l’anniversario della fondazione della Comune.

Piccole figlie e grandi amiche
Ogni componente della Comune conferma o rinnova periodicamente il suo contratto di uscita; nel caso di comunarde piccole di età, il loro contratto di uscita sarà formulato dalle altre componenti della Comune, fino a quando le dirette interessate non riterranno di poterlo fare da sé.
Sarà impegno della Comune valutare tutte le esigenze di queste piccole figlie comuni, e rispettarle, garantendo loro ogni forma di sostegno e ogni necessaria tutela.
La Comune si impegna altresì a sostenere in qualsiasi modo (su richiesta di una o più comunarde) persone affettivamente vicine a qualcuna delle sue componenti, laddove queste persone dovessero trovarsi in condizioni di bisogno.

Principio del consenso
Ogni decisione riguardante la vita della Comune nel suo insieme è presa dalle sue componenti secondo il criterio dell’unanimità.
Non valgono, dunque, all’interno della Comune, i criteri della maggioranza e della minoranza.
Mentre il principio della maggioranza favorisce la fissazione sulla opinione individuale, la concorrenza e i giochi di potere, il principio del consenso, al contrario, incoraggia all’ascolto delle ragioni altrui, alla comprensione degli altri, al loro rispetto. Favorisce, inoltre, la riflessione sulla propria opinione e la capacità di abbandonarla o modificarla.

Tecnologie e consumismo
La Comune rifiuta, in linea di principio, sia un’ottica consumistica che l’uso di tecnologie volte al consumismo. Accetta invece la realizzazione di un sufficiente grado di comfort per tutte le sue componenti e l’uso di oggetti e strumenti considerati ‘utili’ (acqua calda, riscaldamento, lavatrice, etc…).
Nella scelta di tecnologie di uso collettivo, tuttavia, la Comune considera l’utilità solo uno dei criteri per decidere se una tecnologia sia accettabile o meno secondo un’ottica anticonsumistica. Altri parametri dei quali terrà conto saranno l’inquinamento (sia come effetto dell’uso che come conseguenza della produzione della tecnologia stessa), la nocività per chi la utilizza, le circostanze etiche e politico-economiche della sua produzione, etc. etc…
Sono rifiutate anche, in linea di principio, tecnologie suscettibili di attribuire posizioni di potere alle persone che ne fanno uso (in virtù delle conoscenze specialistiche necessarie per il loro utilizzo), soprattutto per quel che riguarda il settore della gestione amministrativa e finanziaria della Comune.
La Comune in ogni caso si impegna a sviluppare al massimo, anche in questo campo, la pratica del principio dell’autogestione e della diffusione delle conoscenze, proponendosi di diventare un vero e propio ‘laboratorio’, dove sperimentare e applicare tecnologie semplici, basate sull’utilizzo di risorse rinnovabili, in grado di assicurare il massimo di benessere e autonomia non solo alle individualità della Comune ma a tutte le persone che ne faranno uso.

Diversità
La consapevolezza delle diversità esistenti tra le singole componenti della Comune viene considerata elemento di forza e non di debolezza, di ricchezza e non di pericolosità.
In particolare, grande attenzione viene posta sulle diversità sessuali e sul ruolo che in ogni caso esse giocheranno nella vita della Comune.
È nostro impegno di approfondire queste problematiche, con lo scopo di dar vita ad un ambiente che valorizzi ogni specificità e che elimini ogni ostacolo alla piena espressione di ciascuna individualità della Comune.

Nota in calce
Proprio l’attenzione posta sulle diversità sessuali ci ha portato a considerare, al momento della stesura di questi punti, l’inadeguatezza della lingua italiana, la quale ci costringeva, per non rendere il presente documento troppo complicato e ripetitivo, a formularlo quasi interamente al maschile.
Avremmo così dovuto parlare solo di membri della Comune, di comunardi e di fondatori, e usare per tutti i verbi le coniugazioni maschili; oppure saremmo state costrette a complicare l’espressione dei nostri princìpi scrivendo sempre le declinazioni e le coniugazioni di entrambi i generi (tutti/e i/le Comunardi/e), con la difficoltà ulteriore presentata da quelle parole per le quali il femminile non esiste affatto (qual’è infatti ilo femminile italiano di ‘membro’ o ‘membri’?).
Abbiamo deciso quindi –nonostante il gruppo (la ‘gruppa’?) fondatore della Comune sia costituito sia da uomini che da donne– di scrivere i presenti punti tutti al femminile, anche per sottolineare l’ingiustizia rappresentata da una lingua (e da un mondo) che ‘parla’ quasi sempre e quasi ovunque al maschile.


 
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