La chiameremo scuola?

Che cosa ci è utile imparare, quali sono le competenze, le abilità che ci serve acquisire? In quali occasioni possiamo applicare quanto abbiamo appreso, dando un senso e uno scopo al nostro sapere? Come riusciamo ad essere quello che conosciamo e, allo stesso modo, (ri)conoscere quello che siamo, in un tutt’uno tra mente e corpo, tra pensiero e azione, tra teoria e pratica, tra desiderio e attuazione? Che nessi ci sono tra pedagogia-educazione-istruzione?

Che cosa vogliamo per noi, protagonisti del presente, e per chi, in un futuro non troppo lontano, entrerà in pieno possesso della propria vita?

Quale eredità riteniamo sia feconda per i nostri bambini e bambine, per i ragazzi e le ragazze, che cosa auguriamo loro?

Parlare di educazione significa avventurarsi su un terreno scivoloso, dato l’enorme interesse che attira una riflessione su questo tema. Crescere è un movimento che ci accompagna lungo l’arco di tutta la nostra esistenza: “non si finisce mai di imparare” è un antico motto di saggezza popolare, più prezioso di quanto appaia; ma altrettanto importante del cosa si impara sono dove, come e quando si impara: tutti aspetti, questi, pianificati per lo più per la comodità di chi trasmette, piuttosto che per quella di chi dovrebbe apprendere.

Un’educazione vera e profonda si sviluppa solo come autoeducazione e si realizza necessariamente nel confronto con l’altro\ il resto da sè… il contesto comunitario è un terreno socialmente fertilissimo per mettersi in gioco, soprattutto avendo a disposizione uno spazio aperto- un luogo fisico dove potersi muovere liberamente- per esplorare, conoscere e sperimentare a contatto sia con gli elementi naturali -tempo, terra, piante, fiori, animali, persone, pietre…- sia con le numerose possibili attività e opportunità da questi derivanti. Tutto ciò offre una costante occasione per un apprendimento reale, pratico, che avviene grazie a un fare, arrivando alla comprensione anche attraverso l’intelligenza delle mani: un conoscere che arriva, di nuovo, dall’esperienza vissuta e non da quella trasmessa. Un apprendimento che lasci un grande spazio all’incontro incidentale che, in quanto tale, avviene secondo i tempi , le necessità, i modi, le specificità e i desideri di ogni singolo individuo, con la sua diretta e consapevole partecipazione.

Una comunità educante, autoeducante, nella quale solo chi vi prende parte – persona grande o piccola che sia- decide cosa e come vuole fare, dove nessuno pensa di sapere che cosa è buono, utile e giusto per qualcun altro, dove crescere al di là di programmi già confezionati e obiettivi predeterminati. Non ci sono metodi già istituiti a disposizione, ma un filo conduttore di volontà, desideri e motivazioni tra chi, adulto, decide di accompagnare da vicino bambini e bambine, ragazzi e ragazze, in una relazione paritaria, a doppio filo, che può funzionare solo grazie al ritorno, al rispecchiamento da parte dei giovani che ripongono la loro fiducia negli accompagnatori a disposizione, con un deciso superamento dell’idea di un apprendimento fisso a seconda dell’età e, quindi, abbandonando la divisione per classi.

Le cosidette “materie” verranno apprese in modo organico, creativo, cercando di eliminare la divisione fittizia tra i vari ambiti del sapere che non può essere semplicemente un elenco di episodi del passato, di regole stilistiche o di teoremi matematici: il sapere, anzi, la conoscenza è fondamentale per collocarsi, per trovare il proprio senso nel mondo, ma deve essere consapevole e riconoscibile nella sua utilità a chi, questo mondo, si appresta ad affrontarlo. Ovviamente vogliamo tante cose per loro. E anche per noi. Ma non abbiamo ricette, sappiamo solo di voler imparare insieme ad essere accoglienti e aperti, a non avere preclusioni, a non temere l’ignoto e lo sconosciuto, nel tentativo di sviluppare la curiosità, il piacere e l’autonomia personale imparando anche a leggere, scrivere, far di conto… e molto altro ancora.

Urupia ha deciso di avviare un’esperienza di educazione libertaria!

L’idea è di partire da settembre 2014 con particolare riferimento ai e alle piccole dai tre anni, ma disponibili ad accogliere anche altre fasce di età qualora ce ne fosse la possibilità e l’interesse. Abbiamo da offrire alcuni aspetti centrali nel processo educativo: la comunità e un ambiente naturale nel quale sperimentarsi, nel nostro caso la campagna salentina. Abbiamo anche una pratica e un vissuto, una straordinaria rete di contatti, competenze e capacità da condividere. Condividere, appunto: la comune, da questo progetto, può ricevere molto perchè solo un contesto sociale aperto, variegato e in continua trasformazione può evolversi e continuare a rinnovarsi, sopravvivendo a se stesso.

Una comunarda, che ha proposto l’avvio di questo percorso, si impegnerà anche come referente costante sia nello sviluppo sia nella pratica di accompagnamento di bambini e bambine, in collaborazione con un’amica di vecchia data di Urupia: una novità, questa, un esperimento ulteriore che sicuramente apre la strada a nuove riflessioni sulla comune. Naturalmente questo progetto è aperto non solo al territorio, almeno per quel che riguarda la sua caratteristica di laboratorio sociale e intendiamo gestirlo nel pieno rispetto delle necessità e della sensibilità di ognuno. Confidiamo inoltre di riuscire a creare, con la collaborazione attiva di chi si sentirà interessato e coinvolto, le occasioni adatte a scambi aperti e pubblici: il desiderio è di allargare ulteriormente, e con un balzo di qualità, la rete di relazioni di cui gode la comune.

Abbiamo già avviato la ristrutturazione di alcuni spazi che verranno dedicati a questa impresa, recuperando, per chi conosce già Urupia, il perimetro intorno al capannone delle attività socio culturali. La spesa necessaria per questo primo intervento -che ammonta a circa 12.000 euro tra materiali e manodopera- è servita a sistemare la struttura a grezzo ed è stata messa a disposizione dalla cassa comune grazie a un’eredità ricevuta da un comunardo, cifra che però era destinata anche ad altri scopi. Rimane ancora da fare il resto: porte, finestre, impianti, pavimenti, arredi e materiali vari. A tutto questo sarebbe ormai opportuno affiancare anche la creazione di spazi dedicati all’ospitalità che, soprattutto in particolari periodi dell’anno, diventa complicata da gestire e non permette l’accoglienza di gruppi, collettivi, scolaresche interessati a vivere la comune o a partecipare a iniziative da noi organizzate.

Come già detto, crediamo che qualsiasi progetto sociale possa svilupparsi e resistere se può contare sulle forze non solo di chi decide di viverlo quotidianamente, ma anche di chi trova un significato
in esso, una motivazione a sentirsene parte.

Chiediamo quindi espressamente a chi vuole che un progetto comunitario di educazione libertaria riesca a crescere , anche se lontano dal proprio territorio, di sostenere materialmente questa realtà nascente: siamo disponibili e felici di spostarci per presentare l’evoluzione di una scommessa avventurosa e avvincente, sapendo di diventare nel confronto sempre più ricchi di stimoli e, speriamo, meno poveri nelle tasche… D’altra parte la sostenibilità economica di questo progetto è uno dei punti centrali del percorso di costruzione e una sfida aperta è riuscire a svincolare la partecipazione dal contributo economico dei genitori: come riuscirci è tutto da pensare. Questo che state leggendo è solo il primo passo, l’intenzione è di creare un percorso strada facendo con chi si vuole coinvolgere, per cui, se siete interessati e interessate a partecipare, a ricevere notizie, aggiornamenti e quant’altro fatelo sapere mandando una mail all’indirizzo della comune: comune.urupia@gmail.com

A presto!

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~ di Comune Urupia su 4 febbraio 2014.

 
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