LETTERA APERTA DICEMBRE 2008

Riprendere le fila con un documento di aggiornamento, lasciando passare a volte anche anni tra una pubblicazione e l’altra, significa quasi incominciare da zero… Con queste poche pagine tenteremo quindi di ripercorrere gli sviluppi e gli eventi che vedono protagonista la comune Urupia.

Sono numerosi i cambiamenti vissuti nell’ultimo anno e questo vale sia per quanto riguarda la composizione del gruppo, sia rispetto l’organizzazione sociale , politica e lavorativa del posto.

LE COMUNARDE

Anzitutto vogliamo ricordare la scomparsa di Heinz Tasche. Nel settembre del 2007 Heinz è venuto a mancare all’età di 83 anni, dopo una breve malattia passata esclusivamente a casa, accompagnato dalle comunarde e dagli amici e amiche con le quali ha condiviso gli ultimi 13 anni della sua vita.

Heinz è stato fin da subito la comunarda più anziana e lo è rimasto fino alla fine. Un balzo generazionale lo ha sempre separato dal resto del gruppo, coetaneo spesso dei nonni di molte di noi. Nonostante questo, e nonostante abbia riconosciuto più volte un senso di solitudine, ha saputo trovare una sua dimensione privata caratteristica, dedicandosi ai suoi amori di sempre, la musica, il disegno e la poesia, regalando sovente ai presenti sprazzi di una cultura oramai quasi antica e di una serenità nel vivere che solo chi ha conosciuto molto riesce a trasmettere. Nelle sue ultime settimane di vita, pur molto debole e sofferente, ci ha comunicato una profonda saggezza accettando la sua prossima fine come il naturale compimento dell’esistenza, rendendo più lieve la responsabilità delle sue cure. Felici di averlo avuto con noi, lo salutiamo alzando i calici che tanto ha apprezzato.

Un brindisi ha anche accompagnato la nascita di Giacomo, avvenuta nello scorso dicembre, figlio di Rosalia e Lele.

Il numero di bambine e bambini a Urupia risulta oramai consistente e anche l’impegno a seguirli aumenta; sono lontani i tempi della comune di adulti, dove la presenza dei piccoli era limitata a un unico bambino o bambina che doveva inserirsi in un gruppo di soli “grandi” … La comune intera ha cambiato aspetto e anche i ritmi e i tempi non sono più gli stessi di pochi anni fa, l’atmosfera è certamente più rumorosa e vivace e gli adulti… più stanchi!

A oggi le comunarde sono 8 e le bambine 5, di età compresa tra gli 11 mesi e i 9 anni.

Un ulteriore, radicale cambiamento dell’ultimo anno è l’uscita dal gruppo delle comunarde di Antje e Rolf. La loro decisione è maturata nel corso di un anno “sabbatico”, di pausa dalla vita collettiva, necessario per acquisire una distanza anche sentimentale dalla comune. Il ruolo di entrambi all’interno del progetto è stato fondamentale fin dagli esordi, quando Urupia ancora non aveva un nome ed esisteva solo nei desideri del gruppo che poi le avrebbe dato vita.

Come comunarde sentiamo che la loro scelta, lungamente ponderata e discussa, è la migliore per la loro vita futura ma sappiamo anche che la loro uscita trasforma la comune. Le loro singole peculiarità, la loro esperienza politica e sociale, i loro personali interessi hanno caratterizzato e motivato fortemente questo progetto e il loro allontanamento ci rende inevitabilmente più povere.

Inoltre con loro se ne va anche l’ultima parte tedesca delle comunarde; partito come progetto berlinese\ salentino il gruppo fisso è ora composto esclusivamente da comunarde provenienti da varie zone dell’Italia. Ogni perdita di diversità è sicuramente una perdita di ricchezza e la convivenza tra persone di diversa cultura ha contribuito a rendere la comune una realtà eclettica, sfaccettata e multiforme.

La loro decisione, pur se accompagnata anche da momenti difficili di confronto, non è legata a conflitti personali e intatti rimangono la stima e l’affetto reciproci.

Ad Antje e Rolf vanno i nostri migliori auguri per il loro futuro con l’idea che la nostra storia insieme non sia finita qui.

A oggi la difficoltà principale che si trovano ad affrontare le comunarde è il loro ridotto numero di fronte alla necessità di gestire una situazione ben più complessa di quella dei primi anni, caratterizzata anche dal coinvolgimento di alcune comunarde in vicissitudini personali delicate.

Una riflessione su questa problematica è per noi aperta ma la soluzione non è semplice.

GLI OSPITI

Da sempre Urupia si caratterizza come comune aperta, un luogo cioè dove è benvenuto chi voglia sperimentare e condividere gli scopi politici, sociali ed economici del progetto, individuati nella carta dei desideri e nei punti consensuali stabiliti dalle comunarde fondatrici e tuttora validi.

Nel corso di questi 13 anni sono ormai ben oltre il migliaio le persone passate di qui e l’interesse sembra sempre vivace. Le particolarità di chi abbiamo conosciuto sono varie e stimolanti; c’è chi si è avvicinato sperimentando l’idea politica, chi osservando l’esperimento comunitario, chi attirato dall’impostazione ecologica del progetto. Abbiamo imparato e abbiamo insegnato qualcosa, abbiamo preso e abbiamo dato: ma, soprattutto, esiste oggi un circuito di sostenitori della comune che dimostra la vitalità e la voglia di cambiare e scambiare la propria esistenza al di fuori degli schemi prestabiliti.

Un nutrito gruppo di ospiti è quello composto dai “ lungo periodo”: si tratta di compagni e compagne che scelgono di stabilirsi a Urupia per più tempo, da tre -quattro mesi a un anno e oltre. Costituiscono per le comunarde un contributo fondamentale in quanto, nella maggioranza dei casi, riescono ad acquisire competenze e autonomia tali da alleggerire notevolmente il carico lavorativo generale. Nel tempo la relazione con questi ospiti si è diversificata e modellata spesso sulle necessità specifiche: ciò ha dato vita a una serie di esperimenti e “ contratti” variegati che mirano ad allargare la base sociale del gruppo al di là delle comunarde.

Negli ultimi anni il loro numero è tutto sommato costante e al momento possiamo contare sul fondamentale sostegno in loco di sei –sette amici e amiche.

Anche per quel che riguarda la situazione dei cosiddetti ospiti di “passaggio” esiste un bel movimento e nonostante il loro ruolo rimanga più generico, salvo competenze specifiche, il contributo dato alla comune rimane importante per la gestione di un quotidiano dove anche il lavoro non specializzato impegna notevolmente. In ogni caso chiediamo di fermarsi almeno una settimana, il tempo minimo per intuire la comune.

La nostra esperienza di comune aperta rimane senz’altro positiva; il notevole passaggio di persone, spesso dei perfetti sconosciuti, ha solo raramente creato seri problemi di gestione collettiva e nei casi di difficoltà ha inciso pure il ruolo delle comunarde che non hanno saputo e potuto intervenire tempestivamente. Anche questo rimane per noi un nodo centrale: nonostante l’esperienza sociale e organizzativa che abbiamo maturato come gruppo sappiamo di essere numericamente insufficienti per coprire tutti gli aspetti della comune, compresa quindi la gestione degli ospiti.

Qualche strumento è stato individuato ma non è sufficiente.

Urupia ha la grande fortuna di poter contare su un considerevole numero di sostenitori ma non sempre le comunarde, imbrigliate nei loro impegni, riescono a valorizzare questa potenzialità: si innesca quindi un meccanismo sfavorevole per cui non si gode di quanto si potrebbe avere, ospiti o comunarde che siano.

Ci auguriamo nel tempo di continuare a trovare soluzioni e modalità che lascino intatto il valore politico e sociale di un’esperienza comunitaria ricca e vivace.

IL LAVORO E L’ECONOMIA

Negli ultimi due anni il ritmo e la gestione del lavoro sono stati intensi ma non frenetici come in altri momenti del passato. Abbiamo praticamente portato a conclusione l’impianto della nuova vigna che tanto ci ha impegnato per alcuni anni di fila, sia dal punto di vista lavorativo sia economico.

L’esperienza in cantina si è irrobustita anche grazie all’accompagnamento del nostro enologo che ci ha “promosse” a produttrici autonome e ora ci segue solo nei momenti più delicati della lavorazione, ad esempio, in occasione della scelta delle nuove miscele: possiamo quindi dirci soddisfatte del vino ottenuto, che ora è veramente “nostro”, dal campo al bicchiere.

Lo stesso vale anche per l’olio, da sempre prodotto di eccellenza della comune. In questo settore lavorativo continuano le collaborazioni e i contratti con amici e confinanti che ci permettono di produrre la quantità necessaria per il nostro fabbisogno e per la vendita. La gran parte di queste relazioni sono gradite, qualcuna necessaria: anche in questo settore sarebbe utile incrementare la nostra superficie coltivata per renderci il più possibile autonome.

Il forno continua la sua attività e lo stesso fanno, nei limiti delle possibilità, altri piccoli settori che contribuiscono alle necessità della comune come l’orto, il frutteto e la trasformazione dei prodotti della terra.

Il progetto relativo allo sviluppo della falegnameria procede con soddisfazione.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni ci siamo impegnate nella sistemazione di alcuni spazi abitativi, spinte dalla necessità legata all’arrivo di nuovi bambini.

Il limite fondamentale in tutte le nostre attività rimane l’esiguo numero di comunarde, limite che non consente una gestione agevole del lavoro e vincola l’incremento e lo sviluppo di molte delle nostre occupazioni.

Un lavoro al quale ci siamo fortemente dedicate in questi ultimi due anni è stato l’impostazione ex novo della nostra organizzazione amministrativa- contabile.

La necessità di questa svolta è nata dalla consapevolezza che gli strumenti a nostra disposizione non erano sufficienti a garantirci una capacità di lettura e interpretazione oggettiva dei nostri “numeri”. Che Urupia fosse una realtà solida era già in qualche modo visibile, la difficoltà stava nel comprendere i meccanismi che ci portano ad essere perennemente senza liquidi e quindi costrette a indebitarci. E proprio in occasione di una nuova richiesta di credito a M.A.G. 6, la cooperativa di Reggio Emilia che da sempre è il nostro riferimento in Italia per il credito autogestito organizzato, ci siamo trovati d’accodo sulla necessità di iniziare un percorso collettivo di formazione atto a sviluppare competenze contabili. Per noi una bella prova…

Ridimensionato il macigno della refrattarietà all’utilizzo di strumenti tipicamente aziendali all’approccio alle attività e alla vita della comune abbiamo dato il via alla nostra impresa, tra mille sforzi, perplessità e ignoranza della materia. Nel luglio di quest’anno, dopo venti mesi di impegno, abbiamo potuto leggere su carta il risultato del nostro lavoro, il primo bilancio consuntivo delle attività della comune, riguardante l’anno 2007.

I dati emersi ci offrono lo spunto per un’analisi dettagliata della nostra situazione che, in questa sede, non può che essere generale: cercheremo quindi di riassumere i punti per noi centrali.

Si conferma la solidità della struttura materiale che ospita la vita sociale e produttiva della comune: l’impegno monetario e lavorativo dedicato alla creazione e al miglioramento delle strutture abitative, dei laboratori di trasformazione, degli spazi sociali, dei terreni ha notevolmente impreziosito il progetto, e siamo ben soddisfatte dei risultati ottenuti negli anni.

Quel che rimane un problema aperto è la nostra incapacità di produrre un reddito sufficiente a garantire le spese necessarie al sostentamento delle abitanti della comune e degli ospiti, a migliorare ulteriormente le condizioni abitative e lavorative, a ripagare i debiti contratti negli anni scorsi e a sostenere l’impegno sociale e politico che caratterizza la comune Urupia.

Non è certo una problematica per noi nuova; il cambiamento, oggi, consiste nella consapevolezza dell’entità del costo, sia in termini di lavoro che di denaro, che il nostro progetto comporta.

La soluzione non è a portata di mano, e sicuramente non è una sola.

Senza dubbio conta la bassa redditività di alcuni dei nostri settori produttivi, per lo più tra quelli legati all’agricoltura; altrettanto sicuramente influisce la mancanza di più braccia da dedicare ad attività remunerative; un aggravio della situazione è dato dal venir meno delle pensioni di Heinz e Antje cui l’avvio di nuove attività, come la falegnameria, non può supplire. Dovremo lavorare sulla razionalizzazione delle spese da noi sostenute nei vari àmbiti e valutare con maggiore attenzione le nostre scelte. Anche le attività sociali e politiche della comune vanno studiate.

Sappiamo che il problema non è solo il denaro. La gestione sulla quale si fonda la comune è estremamente impegnativa: cucinare, organizzare, curare, sostentare un collettivo dove le presenze quotidiane sono di media venti non è poco e noi abbiamo sempre scelto di valorizzare il lavoro ri-produttivo al pari di quello produttivo. Abbiamo spesso privilegiato la soddisfazione e il benessere generale a scapito dell’economia, e lo stesso abbiamo fatto mettendo i nostri ideali in primo piano; ma questo ha un costo che non riusciamo a sostenere nel suo complesso. Anche la comune aperta esige molte energie: l’esperimento di inserire regolarmente persone nuove nella vita di un progetto articolato come Urupia è per noi motivo di orgoglio ma non dobbiamo dimenticare l’impegno che comporta…

Tutto questo non significa che siamo pronte a rimettere in discussione le basi fondanti del progetto. Rimaniamo convinte che pulire il pavimento abbia lo stesso valore del potare la vigna e che prodursi la lattuga valga ben più che comprarla al mercato, anche se quest’ultima costa meno.

Lo stesso vale per la comune aperta: la rete di contatti, le amicizie, il sostegno mutualistico nati da questa esperienza costituiscono un tesoro inestimabile che mai ci sogneremmo di mettere in discussione ma dobbiamo riuscire a trovare la modalità per gestirne i costi senza snaturarne le caratteristiche.

Tutte queste rimangono per noi riflessioni aperte sulle quali il confronto procede anche lentamente, in mezzo ai mille impegni della gestione ordinaria e delle urgenze che ci capita di dover affrontare. E’ molto probabile che non si riesca a fare tutto da sole e che si renda utile, ma forse anche necessario, il coinvolgimento di chi conosce e sostiene Urupia … sul come ci auguriamo di elaborare presto una proposta.

Anche questa, d’altra parte, non è una modalità nuova: non ci stanchiamo di ripetere che Urupia ha potuto sviluppare la propria singolarità grazie anche al contributo determinante di chi ci ha creduto, accompagnando le comunarde nella creazione di un laboratorio sociale aperto a tutte e tutti coloro che lo sentono proprio.

Un riconoscimento particolare lo vogliamo dedicare al gruppo M.A.G. che ci ha accompagnato nel nostro percorso di formazione contabile: hanno dimostrato notevole coraggio e pazienza nell’ intraprendere un’impresa apparentemente disperata, resa ancora più ardua dai mille chilometri che ci separano e dai risibili mezzi tecnologici a nostra disposizione. Con pochi incontri, molte mail, parecchie telefonate e un po’ di bile sono riusciti a farci riconoscere l’importanza di strumenti tecnici che ci fanno fare un altro piccolo passo sul sentiero dell’autogestione.

LA POLITICA

Fin dal suo nascere Urupia si è posta come progetto politico, con l’obiettivo di collegare i gesti quotidiani a un’ aspirazione, fedeli all’idea che “utopia non è l’irrealizzabile ma l’irrealizzato”. Partendo da questo presupposto abbiamo scelto le nostre regole di convivenza, le nostre pratiche di vita, la nostra organizzazione sociale e lavorativa. L’uguaglianza economica delle comunarde- derivata dall’abolizione della proprietà privata- e il principio del consenso- grazie al quale ognuno può vantare lo stesso diritto al di fuori delle logiche di maggioranza- non sono altro che espressioni di un ideale politico spesso considerato visionario e impraticabile, ma profondamente rivoluzionario nei suoi risultati: e un piccolo esperimento come il nostro è qui a testimoniarne la possibilità, seppur con i necessari sforzi e i tanti limiti.

Accanto al nostro operare quotidiano cerchiamo di affiancare attività che portino un contributo a un approccio libertario ed autogestito ; ci troviamo quindi ad organizzare iniziative pubbliche, ad accogliere gruppi e studenti, a intervenire in incontri aperti con l’intento di trasmettere la testimonianza che “si può”. E’ possibile riciclare l’acqua, è possibile produrre energia dal sole, è possibile cambiare vita, è possibile condividere i propri beni, è possibile organizzarsi in termini paritari….

Il mostro che vogliamo contrastare è immenso: nonostante la lotta ìmpari cerchiamo di contribuire con i nostri piccoli passi alla creazione di una società libera e giusta, senza badare solo al nostro orticello.

In questo momento, e da parecchi mesi a questa parte, i nostri movimenti sono concentrati principalmente nella lotta all’ ampliamento di una discarica di rifiuti industriali ad alcuni chilometri da Urupia. E’ questo, purtroppo, un tema fin troppo attuale, soprattutto per quanto riguarda alcune zone del sud Italia, che sembrano essere state destinate- a tavolino- a latrina per la peggior specie di schifezze. Se il caso della Campania, Napoli in particolare, “gode”di una visibilità estrema, anche per motivi di spudorata propaganda, qui tutto sembra svolgersi in sordina. Eppure la situazione è grave, lo stato di degrado e abbandono del territorio sembrano legittimare interventi aggressivi e disastrosi che vengono presentati in modo ipocrita come migliorie, valorizzazioni, opportunità per un territorio povero,

frammentato,perennemente vittima del ricatto occupazionale, impreparato a comprendere i rischi reali e le conseguenze che derivano dalla creazione di simili obbrobri. Il lavoro fatto all’interno della comunità di san Marzano, il paese maggiormente afflitto dal problema, da un gruppo di cittadini e cittadine di tutte le età ha creato un forte movimento di rifiuto della nuova discarica e anche nella vicina Grottaglie, sul cui territorio sorge l’impianto, è attivo da anni un agguerrito comitato: il coinvolgimento di questa popolazione non è purtroppo intenso come per san Marzano.

Partecipando a questa lotta abbiamo scoperto una realtà articolata, dove sono presenti le difficoltà relazionali e organizzative tipiche di ogni situazione allargata che si aggrega per un problema comune, tuttavia è ben visibile una forte istanza di autorganizzazione e di rinuncia alla delega.

Molti cittadini e cittadine stanno seguendo percorsi individuali e collettivi di formazione e consapevolezza sui temi ambientali ed ecologici- e la loro implicazione politica!- senza rimandare ad altri le decisioni da prendere o volersi sostituire alle istituzioni in carica: l’obiettivo è piuttosto di riappropriarsi del territorio trasformando la popolazione nell’ interlocutore primario per le decisioni che la riguardano.

Indubbiamente è un percorso lungo e ambizioso ma probabilmente l’unico che possa essere realmente efficace e duraturo. Noi ci saremo.

Intanto stiamo anche procedendo alla raccolta di dati sulle nostre acque e sui nostri prodotti: vogliamo certamente continuare a produrre alimenti puliti e, altrettanto certamente siamo interessate alla nostra e vostra salute…

Ci fermiamo qui.

Augurandoci di avervi appassionati, o almeno incuriositi, rimaniamo disponibili per qualsiasi informazione, approfondimento, richiesta o chiarimento.

A presto.

Novembre 2008

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